A11 Bionic, lo sviluppo ha richiesto tre anni ~ THE APPLE FOR YOU

sabato 16 settembre 2017

A11 Bionic, lo sviluppo ha richiesto tre anni

Tra le peculiarità dei nuovi iPhone 8, iPhone 8 Plus e iPhone X, il system on a chip (SoC) A11 Bionic. Johny Srouji, Senior Vice President di Apple responsabile Hardware Technologies, ha parlato con Mashable del SoC evidenziando come la Mela controlli in pratica ogni singolo aspetto del nuovo chip.
“È qualcosa cominciato dieci anni addietro” ha spiegato Srouji (qui un nostro articolo con il profilo di questo importante uomo-chiave della Mela); “progettare il nostro silicio è il miglior modo per personalizzare qualcosa che sia davvero ottimizzato per l’hardware e il software di Apple”.
Lo sviluppo del chip è parte intrinseca nella creazione dell’iPhone. Durante l’ultimo keynote, nella presentazione dei nuovi dispositivi sono state evidenziate funzionalità del processore per l’elaborazione delle immagini, il motore neurale, l’ISP che esegue una stima in tempo reale dell’illuminazione, i sei core (due core ad alte prestazioni e quattro core ad alta efficienza) e altri elementi ancora parti integrante del nuovo SoC.

A11 Bionic ha un design della CPU a sei core con due core ad alte prestazioni più veloci del 25% e quattro core ad alta efficienza più veloci del 70% rispetto al chip A10 Fusion 


Srouji ha spiegato che il lavoro su questo SoC è iniziato tre anni addietro, quando Apple stava distribuendo l’iPhone 6 con il chip A8. All’epoca non si parlava di funzionalità dedicate all’intelligenza artificiale e al machine learning nei dispositivi mobili. “L’integrazione del neural engine” spiega ancora il manager, “è qualcosa sul quale avevamo scommesso tre anni addietro”.
Fare una scommessa del genere è impossibile se non si ha la possibilità, come fa Apple, di controllare vari aspetti e caratteristiche tecniche. La Mela lavora con fonderie di fiducia che seguono alla lettera sue istruzioni specifiche. Srouji ha spiegato che in Apple c’è un team che lavora a stretto contatto con le fonderie indicando scadenze e scelte dei transistor.
La roadmap seguita internamente per lo sviluppo di un nuovo SoC, non prevede un preciso schema rigido ma è flessibile. Se uno dei team di Apple chiede qualche funzionalità non inizialmente prevista, spiega Srouji, a questi non viene detto no a priori per seguire a tutti i costi la roadmap. È capitato negli anni passati che il team di Ive chiedesse qualcosa in tempi diversi da quelli inizialmente previsti, portando il team di sviluppo hardware a fare di tutto per accontentare i team che si occupano di sviluppo software.
Per progettare un nuovo SoC, Apple chiaramente non comincia ogni volta da zero. Per ogni generazione di processori, spiega Srouji, “teniamo conto della precedente architettura e degli elementi costitutivi – decidiamo quali di questi ultimi migliorare o quale riprogettare da zero”. Anche se hanno nomi nuovi, Phil Schiller e Srouji hanno confermato che varie migliorie in termini di performance dell’A11 Bionic sono possibili grazie a tecnologie sulle quali si era iniziato a lavorare con l’A10 Fusion.

Il chip A11 Bionic integra una GPU progettata da Apple con un design a tre core che offre prestazioni grafiche fino al 30% più veloci rispetto alla generazione precedente.

Tecnologie che consentono di gestire con i 10nm i core sono uno dei motivi per i quali l’A11 Bionic offre prestazioni fino al 70% superiori e maggiore autonomia. Per quanto riguarda la decisione di abbandonare le GPU di terze parti, è spiegato che la mossa si è resa necessaria al fine di ottimizzare ulteriormente l’offerta, scelta che, se si guarda bene, è consistente con quanto Apple ha fatto altre volte. Schiller ha spiegato che Apple ora ha tutto ciò di cui ha bisogno per creare in casa ciò che vuole: dall’hardware per la grafica, ai compilatori, ai linguaggi di programmazione, ai sistemi operativi, inclusi framework e librerie. “Non sono pezzi di Lego collegati insieme”, ha spiegato Schiller, “il team ha progettato questi elementi perché funzionassero strettamente insieme”.
Il discorso dell’ottimizzazione vale ovviamente anche per l’Apple Watch, dispositivo nel quale c’è ancora meno spazio per lavorare. Apple non ne parla spesso ma sono moltissime gli aspetti hardware che ha dovuto curare per i suoi dispositivi, un’evoluzione che ha visto l’azienda passare dai processi di produzione a 65 nanometri di pochi anni addietro, a quelli odierni a 10 nanometri. Tecnologie che offrono funzionalità a elevate prestazioni e a basso consumo energetico, che spingono verso una complessità sempre maggiore, tutto possibile solo grazie a team di altissimo livello.

Il processore ISP progettato da Apple esegue una stima in tempo reale dell’illuminazione con una messa a fuoco automatica più rapida in condizioni di scarsa illuminazione e migliori foto HDR.

Via macitynet.it

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